Insurance BUSINESS PLAN FAMILIARE Blog Risorse Chi siamo Contatti
Le differenze tra TFR su fondo pensione e TFR in azienda

Una visione chiara e realistica delle differenze tra TFR nel fondo pensione e TFR in azienda


Le differenze tra TFR su fondo pensione e TFR in azienda
·by · 1 comment

Secondo un’agguerrita corrente dell’informazione finanziaria, i fondi pensione sono da evitare come la peste.

Secondo altri, invece, i fondi pensione sono l’unica strada verso la salvezza per il contribuente condannato a un destino di indigenza.

Questa tendenza a giudicare i prodotti finanziari come buoni o cattivi in sé (tipo “le polizze migliori del 2020”), tuttavia, è un’abitudine da tifoseria che non fa bene alla chiarezza del mondo finanziario, che già di suo ha dei bei margini di miglioramento.

Se poi si parla di fondo pensione come destinazione del TFR, poi, questa tendenza è ancora più dannosa.

Perché certo: mettere il TFR in un fondo pensione o tenerlo in azienda NON è la stessa cosa. Ma non perché una scelta sia in assoluto più valida dell’altra, ma perché ciascuna scelta è funzionale a obiettivi diversi.

In questo articolo ti farò esempi pratici per chiarire cosa succede al tuo TFR in un caso o nell’altro, e metterti così nella condizione migliore di scegliere quale strada imboccare.

Innanzitutto, come funziona il TFR

Più o meno tutti sanno cos’è il TFR, quindi rivediamo i concetti fondamentali senza addentrarci nei dettagli, ma cercando piuttosto di conservare una visione d’insieme.

Il TFR sono soldi che il tuo datore di lavoro mette da parte per te. In sostanza, ogni anno accantona il 6,91% del tuo stipendio lordo annuo.

Praticamente, il TFR è un piano di accumulo obbligatorio.

Per fare un esempio, chi ha uno stipendio netto mensile di 1.500 € matura 1.568,74 € all’anno (calcolati su un lordo di 25.000 €).

Che in dieci anni diventano 15.687,40 €, in venti 31.374,80 € e così via.

Quando incasserai questi soldi?

Quando, in futuro, interromperai il rapporto di lavoro dipendente con il tuo datore di lavoro.

L’unica cosa che puoi fare con questi soldi nel presente è decidere dove tenerli mentre il tuo rapporto di lavoro prosegue.

Dal momento che dal 2018 non c’è più la possibilità di ricevere il TFR in busta paga, hai solo due scelte:

  • Puoi lasciarlo in azienda
  • Puoi versarlo su un fondo pensione

(C’è anche la possibilità di chiedere anticipi, ma è un argomento di cui parleremo in un altro articolo.)

La domanda che devi porti prima di prendere la tua decisione è questa: cosa succede in un caso o nell’altro? Quando avrai chiara la risposta, alla fine di questo articolo, sarai in grado di prendere una decisione consapevole.

Nelle prossime righe risponderò a questa domanda con l’esempio pratico di Paolo, impiegato del settore privato, che percepisce il seguente reddito:

Reddito lordo - 25.000 €

Reddito netto - 1.414,60 € per 13 mensilità

TFR annuo - 1.568,74 €

Dal momento che un rapporto di lavoro dipendente si può interrompere solo in tre casi, ovvero il pensionamento, il licenziamento o le dimissioni, vediamo cosa succede al TFR di Paolo in ciascuno di questi casi.

Caso 1 - Paolo viene licenziato

Il TFR viene chiamato anche “indennità” perché una delle sue funzioni sociali è proprio quella di proteggere il dipendente dalla perdita del lavoro: grazie al TFR, all’indomani del licenziamento il dipendente può avere un’iniezione di liquidità che lo supporta finché non trova una nuova occupazione.

Ipotizziamo per comodità che in 15 anni il reddito di Paolo sia stato costante, e che quindi abbia accumulato un TFR di 23.531,10 € (1.568,74 € × 15 anni).

Purtroppo, in un brutto pomeriggio di pioggia, dopo 15 anni di lavoro, Paolo viene licenziato per “ristrutturazione aziendale”.

Cosa succede al suo TFR? Dipende dove lo ha tenuto fino a questo momento.

Cosa succede se Paolo ha tenuto il suo TFR in azienda

In questo caso, il datore di lavoro gli liquiderà il TFR entro 30 giorni dal licenziamento.

Paolo percepirà tutti i suoi 23.531,10 €? No, percepirà quella cifra meno le tasse.

Quante tasse?

In questo caso il TFR di Paolo viene tassato in base alla sua aliquota media, ovvero il tasso risultante dal rapporto tra reddito e imposta IRPEF dovuta.

Visto che Paolo ha un imponibile di 22.702,50 € e la sua imposta IRPEF ammonta quindi a 5.529,68 €, la sua aliquota media sarà del 24,35% (22.702,50 : 5.529,68 = 100 : X).

Di conseguenza, Paolo percepirà il suo TFR decurtato del 24,35%, ovvero 17.801,28 € netti.

(Come vedrai tra poco, la stessa cosa sarebbe successa se Paolo si fosse dimesso volontariamente).

Cosa succede se Paolo ha tenuto il suo TFR su un fondo pensione

Lo dico subito molto chiaramente: se viene licenziato, Paolo può riscattare subito e per intero il suo TFR anche se lo ha versato in un fondo pensione.

Sono incredibilmente pochi quelli che lo sanno, ma è esattamente quello che dice la legge 124/201 (Legge annuale per il mercato e la concorrenza): chi è iscritto a un fondo pensione può riscattare per intero il TFR maturato, a patto che la richiesta avvenga durante la condizione di disoccupazione.

Sentirai un sacco di gente dire che se il tuo TFR è in un fondo pensione devi restare disoccupato per 48 mesi prima di poterlo riscattare integralmente, ma questo avveniva fino ad agosto 2017.

Oggi non è più così, ma molti lavoratori non lo sanno e continuano a tenere il TFR in azienda come “assicurazione” contro la perdita del lavoro. La verità è che da oltre due anni anche i fondi pensione individuali e i Pip possono svolgere questo importante ruolo di ammortizzatore sociale.

Ma perché tenerlo su un fondo pensione invece che in azienda?

Semplice aritmetica: il riscatto del TFR dal fondo pensione per cessazione dell’attività ha una tassazione più favorevole rispetto al TFR liquidato dal datore di lavoro.

Il TFR di Paolo infatti verrebbe in questo caso tassato con un’aliquota sostitutiva del 23%, il che significa che ammonterebbe a 18.118,95 € anziché 17.801,28 €. Non è una differenza abissale, d’accordo, ma converrai anche tu che a parità di condizioni è meglio avere 317,67 € in più che in meno.

Inoltre, se Paolo avesse uno stipendio più alto, sarebbe più alta anche la sua aliquota media, e di conseguenza la sua liquidazione sarebbe più bassa.

Cioè: più il tuo stipendio è alto, più l’imposta sostitutiva del 23% diventa conveniente rispetto alla tua tassazione ordinaria.

Caso 2 - Paolo si dimette

Quanto detto sopra per il licenziamento vale anche nel caso in cui Paolo lasci il lavoro volontariamente, sempre a patto che si tratti di cessazione dell’attività lavorativa e non di un cambio di azienda.

Esiste infatti anche la possibilità che una persona si dimetta dal suo impiego da dipendente e abbia bisogno, per ragioni sue, di liquidità immediata. Magari vuole lanciare un’attività in proprio, o vuole prendersi un anno sabbatico.

Se fosse questo il caso di Paolo, per ottenere il riscatto totale del suo TFR versato al fondo pensione dovrebbe quindi inoltrare la domanda di riscatto totale mentre si trova in stato di disoccupazione.

Le cose sono differenti se Paolo si dimette perché cambia lavoro, e quindi NON rimane disoccupato.

In questo caso:

  • Se Paolo ha lasciato il suo TFR in azienda, avrà la sua liquidazione di 17.801,28 € netti;
  • Se Paolo ha versato il suo TFR in un fondo pensione, il suo TFR rimarrà dov’è (a meno che non intenda chiedere un anticipo, di cui come detto parleremo in un altro articolo);

In breve, il TFR può essere usato come “cuscinetto” per la perdita del lavoro anche se viene versato in un fondo pensione, e anzi nel fondo pensione permette di riscattare un capitale più alto.

In sostanza, in caso di perdita di lavoro non c’è nessuna differenza tra la liquidazione del tuo datore di lavoro e riscatto da fondo pensione, se non che il fondo pensione garantisce una tassazione più favorevole.

Il fondo pensione in azienda ha senso se sai già che cambierai lavoro e sai già che quando succederà avrai bisogno di liquidità da impiegare in un progetto particolare.

In caso contrario, perché dovresti scegliere di ottenere una cifra più bassa?

E si badi, la domanda non è retorica: potresti avere delle ragioni personali per farlo. L’importante è che questa ragione non sia l’irrazionalissimo mantra “preferisco avere i soldi sul conto”, perché in quel caso avresti liquidità improduttiva che perde progressivamente potere d’acquisto, e allora se non li usi tanto vale tenerli sul fondo.

Caso 3 - Paolo arriva al pensionamento

Questa interruzione “naturale” del rapporto di lavoro è di solito la più gradita. Se poi il suddetto rapporto con il datore è stato lungo, allora la quota di TFR maturato sarà una cifra di tutto rispetto.

Anche in merito a questa circostanza ci sono però delle “credenze popolari” da sfatare.

La convinzione più dura a morire è questa: il TFR tenuto in azienda viene liquidato in capitale, il TFR su un fondo pensione viene erogato sottoforma di rendita. In realtà NON è (sempre) così, come ti mostrerò tra poco.

Ma anche qui un esempio vale più di mille teorie.

Mettiamo che il nostro amico Paolo abbia iniziato a lavorare a 27 anni e sia rimasto nella stessa azienda per 40 anni, raggiungendo così quella che è (oggi) l’età pensionabile.

Lo so, di questi tempi è un’ipotesi piuttosto irrealistica, ma abbiamo già visto cosa succede quando un rapporto di lavoro si interrompe, e questo caso mi serve per farti capire altri meccanismi che devi conoscere prima di fare la tua scelta.

Per la chiarezza dell’esempio, supponiamo che Paolo abbia percepito sempre lo stesso reddito, ed evitiamo di aggiungere all’equazione variabili come adeguamenti di stipendio, aumenti, rivalutazioni ecc. Per il momento concentriamoci sul capitale del TFR versato.

Cosa succede se Paolo va in pensione con il TFR in azienda

Il discorso qui è piuttosto semplice, e segue la stessa logica che abbiamo visto per il TFR erogato in caso di interruzione forzata del rapporto di lavoro.

Dunque se Paolo matura 1.568,74 € di TFR all’anno, in 40 anni avrà accumulato un capitale di 62.749,60 € (ammesso che non abbia mai chiesto un anticipo).

Questo capitale, tassato con la sua aliquota media del 24,35%, darebbe a Paolo una liquidazione di 47.470,07 €. La possibilità qui sarebbe una sola: ricevere questo denaro sul conto corrente.

Se invece avesse versato questo TFR su un fondo pensione, le cose sarebbero molto diverse.

Cosa succede se Paolo va in pensione con il TFR su un fondo pensione

Il capitale di Paolo in questo caso non sarebbe semplicemente più alto; sarebbe molto più alto rispetto al caso visto sopra.

Infatti la tassazione del capitale per sopraggiunta età pensionabile non è del 23%, come previsto per il caso del riscatto per cessazione di attività, ma del 15% se non addirittura di meno.

Il 23% è infatti un’imposta sostitutiva che si applica nei frangenti in cui il fondo pensione viene riscattato in via eccezionale (anticipi, cessazione attività lavorativa, acquisto prima casa..).

Ma se il riscatto avviene in età pensionabile (o per cause particolari come spese mediche, invalidità, disoccupazione da almeno due anni..) allora la tassazione parte dal 15%.

Ho scritto “parte” perché questa aliquota si abbassa progressivamente dello 0,3% per ogni anno di iscrizione al fondo pensione successivo al 15°, fino ad arrivare a un minimo del 9%.

Quindi vuol dire che al 16° anno di iscrizione è del 14,7%, il 17° del 14,4%, il 18° del 14,1% e così via, fino ad arrivare al 9%.

Questo beneficio fiscale è una forma di incentivo che lo Stato ha dato ai cittadini per incoraggiarli a sottoscrivere una forma di previdenza complementare. È il motivo per cui, nel dubbio, ti consiglio di sottoscrivere adesso un fondo pensione, versandoci anche solo 1 €. Poi sei sempre in tempo a non fare altri versamenti, ma intanto maturerai anzianità.

Perciò, se Paolo avesse versato il suo TFR sul fondo pensione sin dal suo primo anno di lavoro, grazie a un’anzianità di 40 anni avrebbe un’aliquota del 9% (raggiunta nel suo 35° anno di iscrizione al fondo) anziché del 24,35%.

Questo vorrebbe dire che il capitale netto di Paolo al pensionamento sarebbe di 57.102,14 € anziché 47.470,07 €, ossia quasi 10.000 € in più.

Non è una differenza da poco.

Quello che tutti pensano, però, è che Paolo non potrebbe riscattare subito tutti questi soldi, ma sarebbe invece obbligato a percepirli sottoforma di rendita vitalizia, ossia qualche centinaio di euro al mese.

E qualcuno potrebbe obiettare di essere disposto a rinunciare anche a 10.000 € pur di avere subito tutto il capitale.

L’obiezione ci può stare (nel senso che ognuno ha il sacrosanto diritto di scegliere cosa fare con i suoi soldi), ma è in questo caso fuori luogo.

Le regole dei fondi pensione infatti dicono che puoi riscattare il tuo fondo pensione sottoforma di capitale SE il 70% del capitale accumulato lordo genera una rendita inferiore al 50% dell’assegno sociale, cioè il 50% di 5.954 €.

Ora, quale sarebbe la rendita generata dal 70% di 62.749,60 €, che è il TFR lordo di Paolo?

Per saperlo bisogna moltiplicare questa cifra per la percentuale che rappresenta il coefficiente di conversione; il risultato corrisponderà alla rendita annua.

Questi coefficienti sono diversi da fondo a fondo, ma in realtà si somigliano un po’ tutti; un coefficiente di conversione medio potrebbe essere lo 3,974523%.

Paolo dovrebbe quindi fare il seguente calcolo:

Il 70% di 62.749,60 € è 43.924,72 €.

E 43.924,72 € moltiplicati per il coefficiente del 3,974523% diventano 1.745,80 €.

Visto che il 50% dell’assegno sociale è 2.977 €, questa cifra è ben al di sotto: di conseguenza Paolo potrebbe tranquillamente riscattare il suo capitale tutto in una volta, portando a casa circa 10.000 € in più rispetto allo stesso identico TFR lasciato in azienda.

Ma questo è solo un esempio; per altri redditi, il TFR potrebbe generare una rendita maggiore dell’assegno sociale.

La domanda successiva è quindi d’obbligo: qual è la soglia di TFR da non superare per poter riscattare tutto in una volta sottoforma di capitale?

Utilizzando lo stesso coefficiente, il calcolo è presto fatto: 107.003 €, il cui 70% è 74.902,10 €, che moltiplicato per lo stesso coefficiente genera una rendita esattamente di 2.977 €.

Ora, considerando che nel conteggio rientrano anche i rendimenti, ovvero gli interessi maturati sul capitale versato, che in questo esempio non abbiamo considerato, diciamo che la soglia del capitale potrebbe essere di 95.0000 €.

Come si arriva a un TFR di solo capitale di 95.000 € in 40 anni? Risposta: con un TFR medio di 2.375 € all’anno.

Per superare la soglia del TFR liquidabile in capitale il tuo stipendio lordo deve essere di 37.848,78 € lordi, ovvero circa 2.000 € netti al mese per 40 anni.

Che cosa vuol dire tutto questo?

Che la preoccupazione di non poter ritirare tutto in capitale è una preoccupazione più che legittima, ma riguarda solo i lavoratori che hanno percepito una RAL di almeno 37.848,78 per 40 anni.

Ma anche se questo fosse il tuo caso, se non vuoi rinunciare né a una liquidazione più ricca né a una liquidazione in capitale, esistono sistemi per abbassare il montante del tuo TFR accumulato, sfruttando gli anticipi o altri sistemi di cui, se ti interessa, possiamo parlare.

In caso contrario, si tratta di un non problema che non ti riguarda.

Conclusioni

Come hai visto, scegliere la destinazione del TFR significa scegliere come vorrai utilizzarlo quando lo riceverai. è una vera e propria operazione di programmazione finanziaria.

Le conclusioni che si possono trarre da questo articolo hanno valore relativo, perché non si può esprimere un giudizio assoluto, ma solo valutare l’adeguatezza dello strumento fondo pensione in relazione a un certo obiettivo:

  • Se vuoi usare il tuo TFR come “fondo d’emergenza” se mai dovessi perdere il lavoro, la scelta più conveniente è sempre quella di versarlo in un fondo pensione;
  • Se vuoi che il tuo TFR ti venga liquidato sottoforma di capitale e non di rendita, la scelta più conveniente è sempre quella di versarlo nel fondo pensione fino ad arrivare alla cifra limite di 107.003 € (o la cifra limite in base ai coefficienti del tuo fondo pensione);
  • Se vuoi ottenere il massimo rendimento possibile dal tuo TFR, e non ti importa a quali condizioni, la scelta migliore è sempre versarlo in un fondo pensione;

Questo non significa che il fondo pensione sia la scelta corretta per qualsiasi esigenza di accantonamento, né che non possa servire anche ad altri scopi.

Qui mi sono limitato a trattare la destinazione del TFR, che è un ambito in cui le scelte sono molto limitate. Ma un fondo pensione ha anche molte altre funzioni.

E se destinare il TFR a un fondo pensione è spesso l’opzione più economicamente conveniente, non significa che limitarsi a questo risolva necessariamente del tutto il problema della pensione bassa: come abbiamo visto, il cumulo del TFR di uno stipendio medio nazionale darebbe luogo a una rendita modesta. Che è sempre meglio di niente, ma che non può essere l’unica soluzione per le nostre pensioni basse.

Così come il fondo pensione non è necessariamente l’unico strumento che hai a disposizione per integrare la tua pensione di vecchiaia.

C’è altro da sapere su TFR e fondi pensione?

Ovviamente sì, la previdenza integrativa è un argomento vastissimo che non si può esaurire in un articolo di blog, per quanto lungo.

Abbiamo lasciato fuori le agevolazioni fiscali, i rendimenti finanziari, i sistemi per trasformare in capitale un montante superiore ai 107.003 €, le modalità attraverso le quali riscuotere gli anticipi, il TFR dei dipendenti pubblici e altro ancora.

Ma come ho detto più sopra, non ha senso scrivere ponderosi manuali normativi se poi non si traducono queste stesse norme in indicazioni pratiche e attinenti alla vita quotidiana.

Per questo con il nostro Business Plan Familiare partiamo sempre dall’analisi della situazione finanziaria del cliente per poi mostrargli quali sono le strade che ha a disposizione e lasciare che sia lui a decidere.

Se vuoi cominciare a programmare concretamente il tuo futuro finanziario, e sapere se la tua situazione attuale ha margini di miglioramento, puoi contattarmi anche subito per un’analisi personalizzata.

Info

G. e C. A. s.a.s. di Chiani Sandro e dott. Andrea Covini

via Ludovico Muratori 30
20135 Milano

RUI A000012305
G. e C. A. s.a.s. è soggetta alla vigilanza IVASS e i suoi dati sono consultabili sul Registro Unico degli Intermediari assicurativi e riassicurativi.

PI 10555900157
PEC gecapec@pec.it

Dettagli Contatto

E-mail address:
geca@gecaconsulenze.com

(+39) 02 54123880

G. e C. A. s.a.s. di Chiani Sandro e dott. Andrea Covini

Telefono: (+39) 02 54123880

ORARIO APERTURA UFFICIO: Lunedì - Giovedì 08:30 - 13:00 / 14:00 - 17:30 Venerdì 08:30 - 13:00 / 14:00 - 15:00