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Cos'è una polizza previdenziale

L'assicurazione previdenziale: la pensione integrativa indispensabile per vivere la vecchiaia che vorresti


Cos'è una polizza previdenziale
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Le polizze previdenziali sono strumenti sempre più importanti per chi da anziano vorrà evitare di trasferirsi in una casa più piccola e un quartiere più periferico per riuscire a sopravvivere.

Una polizza previdenziale è un programma di accumulo patrimoniale rivolto all'età pensionabile; un "contenitore" in cui versare soldi di cui si godrà negli anni della pensione.

È, in altre parole, uno strumento per costruirsi una pensione d'anzianità integrativa, ovvero aggiuntiva, rispetto a quella erogata dall'INPS.

Si tratta di una polizza che ha un'importante funzione di ammortizzatore sociale, perché oggi l'INPS non è in grado di erogare pensioni proporzionate agli stipendi dei contribuenti, e probabilmente non lo sarà mai più, nonostante il carico fiscale sia anche superiore rispetto a un tempo.

Semplicemente, l'INPS non incassa abbastanza imposte per pagare pensioni adeguate.

Questa condizione è dovuta ad alcuni fenomeni socio-economici piuttosto rilevanti, che qui ci limitiamo a nominare:

  • Bassa natalità: i pensionati sono sempre di più e i lavoratori sempre di meno;
  • L'inizio dell'attività lavorativa è sempre più ritardato da percorsi formativi sempre più lunghi (che quindi ritardano la contribuzione);
  • Sono sempre più diffuse forme di lavoro preliminari alla regolare assunzione, e quindi alla regolare contribuzione INPS (stage, contratti di apprendistato, collaborazioni occasionali e così via);
  • L'instabilità economica genera discontinuità lavorativa (e quindi contributiva);
  • Le persone vivono più a lungo, e quindi percepiscono più pensione.

Per queste ragioni dal 1996 la pensione di anzianità non si calcola più con il sistema retributivo - basato cioè sulla media delle ultime retribuzioni - ma con il sistema contributivo - basato invece sul conteggio "meritocratico" dei contributi versati lungo tutta la vita lavorativa.

In termini concreti questo significa che chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996 avrà una pensione notevolmente più bassa rispetto al suo stipendio: in media, otterrà dal 45 al 60% del salario medio percepito quando lavorava. Chi oggi lavora da meno di 20 anni, insomma, dovrà vivere la vecchiaia con la metà delle risorse a cui era abituato.

È un tema spinoso che, per quanto sia di pubblico dominio, tende a essere sottovalutato e ignorato. Le istituzioni non ne parlano volentieri perché è un problema complesso e di lungo decorso, due caratteristiche difficili da digerire per l'elettorato; nei cittadini, d'altra parte, prevale un atteggiamento fatalista riassumibile con l'adagio "Tanto io nemmeno ci arrivo, alla pensione":

«Il 74% degli italiani - ha spiegato Stefania Farsagli, della Fondazione Rosselli - ritiene che la crisi e la riforma delle pensioni abbia aumentato il bisogno di aderire a un fondo pensione, ma solo il 24% si è iscritto a qualche forma di previdenza complementare» (fonte: Il Sole 24 Ore)

Con il termine "previdenza complementare" si indicano le soluzioni che servono proprio a compensare le carenze dell'attuale sistema pensionistico; sono soluzioni efficaci, ma richiedono la libera iniziativa del privato cittadino e quindi un certo tipo di attitudine alla pianificazione.

Insomma la soluzione c'è ed è a portata di mano: quello che ancora non c'è è la consapevolezza che non sarà più lo Stato a prendersi cura di noi, ma dovremo farlo da soli.

Il prezzo di non programmare la propria vecchiaia sarà trascorrere in modo travagliato gli anni in cui avremmo più bisogno di tranquillità.

Come funziona la previdenza integrativa: le logiche dei fondi pensionistici

La previdenza complementare opera attraverso i cosiddetti fondi pensione: in pratica, il contribuente versa una parte del suo stipendio nel fondo che preferisce, e all'età pensionabile riceverà da questo una rendita proporzionata ai suoi versamenti (secondo una logica chiamata di "contribuzione definita").

Un fondo pensione è un istituto creato da banche, imprese di assicurazione, società di gestione del risparmio (SGR) e società di intermediazione mobiliare (SIM) proprio a scopo previdenziale. I soldi versati in questi fondi vengono investiti con l'obiettivo di accrescere il capitale iniziale per ottenere due risultati:

  • Coprire i costi di gestione del fondo;
  • Offrire agli aderenti delle plusvalenze sulle cifre versate.

Grazie a questa attività, chi aderisce a un fondo pensione integrativo può ottenere un riscatto più alto rispetto alla cifra effettivamente corrisposta.

Le diverse forme di un fondo previdenza

Esistono diverse categorie di fondi pensione:

Fondi pensione negoziali (o "chiusi")
Sono fondi pensione riservati a specifiche categorie professionali;

Fondi pensione aperti
Sono istituzioni a cui possono accedere tutti i lavoratori. In questi fondi gli aderenti condividono le medesime condizioni partecipative;

Piani Individuali Pensionistici (o "Pip")
Sono forme di adesione a fondi pensione creati dalle imprese di assicurazione. Si definiscono "individuali" perché ciascun contraente ha la possibilità di impostare condizioni personalizzate.

Fondi pensione preesistenti
Fondi pensioni creati prima del 1993.

I fondi di ciascuna categoria si differenziano poi tra loro per la strategia di investimento adottata: i fondi con le strategie più aggressive puntano a plusvalenze alte ma espongono a rischi maggiori, mentre quelli con le strategie più prudenti mirano a garantire il capitale e correre meno rischi possibili.

Le assicurazioni per la pensione: come tappare il buco dell'INPS con il Piano Individuale Pensionistico

Un Piano Individuale Pensionistico è a tutti gli effetti una polizza del ramo vita, e quindi presenta molti punti di contatto con le polizze di capitalizzazione: come queste, ha lo scopo di creare nel tempo un capitale grazie a versamenti periodici.

Un piano pensionistico deve essere realizzato quindi come un investimento: prima di passare alla valutazione dei singoli prodotti (assicurativi o non assicurativi), dobbiamo chiarire la nostra strategia attraverso la definizione di due passaggi chiave:

Obiettivo
Una buona consulenza deve partire da qui: di quale cifra avremo bisogno? Con quanto dovremo integrare la pensione statale? Per saperlo dobbiamo prima sapere quale sarà la nostra pensione.

Possiamo scoprirlo sul sito ufficiale dell'INPS, dove possiamo verificare la nostra situazione contributiva attuale e ottenere una stima della nostra pensione futura.

La differenza tra la pensione futura e lo stipendio che avremo bisogno costituirà la parte di reddito da integrare.

Durata
Quanti anni ci mancano alla pensione? Gli anni che ci separano dall'età pensionabile sono gli anni che abbiamo a disposizione per creare il capitale di cui abbiamo bisogno.

Dal tempo che abbiamo a disposizione dipenderà la strategia di investimento: se avremo più tempo potremo permetterci strategie più rischiose per cercare rendimenti più alti, mentre con pochi anni a disposizione cercheremo strategie più prudenti perché non avremo la possibilità di tamponare eventuali perdite.

La pensione integrativa conviene? Sì, sempre, comunque e a chiunque

Come abbiamo detto, allo Stato le tasse versate non bastano più per garantire pensioni adeguate; d'altro canto negli ultimi vent'anni sono state promosse riforme allo scopo di promuovere l'adozione delle forme di previdenza privata. Se non bastassero le allarmanti proiezioni economiche e demografiche dei prossimi 50 anni a convincere gli italiani a occuparsi della propria situazione patrimoniale futura, queste misure costituiscono un ulteriore incentivo all'azione.

In particolare, le polizze pensionistiche o altre forme di pensione privata permettono di risparmiare sulle tasse. Per questa ragione aderire a un fondo previdenziale (Pip o altro) è sempre, senza eccezioni, una scelta conveniente rispetto ad altre forme di risparmio.

Risparmio sul TFR

Il TFR è la liquidazione che spetta al dipendente quando cessa il rapporto lavorativo con l'azienda. è una quota che corrisponde al 6,91% della paga lorda annuale, e ogni anno viene rivalutata al rialzo in base al costo della vita e a una quota fissa del 1,5%.

Il lavoratore può gestire questa quota in diversi modi:

  • Può lasciarla in azienda per tutto il periodo lavorativo, e incassarla solo alla fine, quando va in pensione o quando cambia azienda.
  • Può averla in busta paga ogni mese (ma solo fino a Giugno 2018), pagando l'aliquota IRPEF sull'intera cifra.
  • Può versarla nel suo piano pensione

Il fondo pensione è l'opzione più conveniente dal punto di vista fiscale: si pagano meno imposte sul rendimento, sui versamenti e anche sul riscatto.

Deducibilità del fondo pensione

Fino a 5164 € le contribuzioni al fondo pensione concorrono ad abbattere l'imponibile. In pratica, semplicemente aderendo al fondo pensione si risparmiano tasse. Questo fa del fondo previdenza una scelta vantaggiosa anche per chi è ormai vicino all'età pensionabile e quindi non pensa a un piano d'accantonamento ma ha esigenze più immediate.

Il contributo aggiuntivo del datore di lavoro

I dipendenti hanno una ragione in più per sottoscrivere un pip o qualunque altra forma pensionistica complementare: destinando il tfr a un fondo pensione, infatti, il datore di lavoro è tenuto a versare un contributo in più rispetto al solo tfr.

Cosa copre un'assicurazione per la pensione integrativa

Aderire a un fondo pensione assicurativo fornisce anche alcune garanzie molto importanti ai fini previdenziali.

È bene ricordarsi che il concetto di "previdenza" si estende anche al di là dell'ambito della pensione d'anzianità. Secondo Wikipedia la previdenza ha un fine più universale, ovvero "la tutela del lavoratore (e dei familiari a suo carico) dai rischi conseguenti alla menomazione o alla perdita della sua capacità lavorativa a causa di eventi predeterminati (naturali o connessi al lavoro prestato)". La previdenza complementare copre tutti questi rischi, assicurando una pensione nei casi in cui il lavoratore perda la sua capacità di lavorare, ossia:

  • Invalidità permanente
  • Perdita di autosufficienza
  • Malattie gravi

A seconda del Pip o del fondo pensionistico scelto, queste garanzie accessorie sono presenti in diversa misura e rispondenti a diverse condizioni liquidative: compito di un buon consulente è quello di inquadrare il profilo di rischio individuale e fornire la polizza pensione integrativa migliore per ogni caso specifico.

Il compito di ogni contribuente, invece, è quello di non accontentarsi di garanzie generiche sulle "migliori polizze vita" o il "migliore fondo pensione" ma approfondire la natura delle prestazioni e rapportarle sempre al contesto della propria vita.

Le forme di riscatto di un Pip

I soldi versati nel Pip o nel fondo previdenza sono davvero intoccabili fino all'età della pensione? Molti risparmiatori diffidano dei piani pensionistici e in generale dei piani di accantonamento perché vorrebbero avere sempre a portata di mano il loro intero capitale in caso di imprevisti.

In realtà, un piano di risparmio pensionistico è un sistema per affrontare simili imprevisti: per quanto un fondo pensione non sia un conto in banca, garantisce il riscatto di liquidità in alcune situazioni precise, che si trovano naturalmente nel contratto e che invitiamo a discutere con il proprio consulente.

Indichiamo qui i casi più frequentemente contemplati per prelievi imprevisti:

  • Acquisto prima casa
  • Spese mediche
  • Perdita del lavoro*

In tutti questi casi è possibile riscattare una parte del capitale anticipatamente (fino al 75%) e senza alcun costo.

Il riscatto all'età pensionabile può avvenire invece sottoforma di capitale, ovvero incassando tutti i soldi versati e i relativi rendimenti in un'unica soluzione, oppure sottoforma di rendita, ovvero una corresponsione mensile.

A sua volta la rendita può essere di diversi tipi:

Vitalizia immediata
Viene corrisposta una rateazione mensile fino al momento del decesso, calcolata in base a quanto versato. Con questa soluzione, se l'interessato vive abbastanza a lungo, è possibile che la rendita vitalizia erogata sia addirittura superiore al capitale versata e ai relativi rendimenti.

Reversibile
In caso di morte dell'assicurato, la rendita è corrisposta a un beneficiario designato.

Certa per 5 o 10 anni:
Se dopo il decesso le cifre versate non sono stateerogate completamente, la parte ancora da corrispondere andrà ai beneficiari.

La scelta della modalità del riscatto avviene al momento del riscatto stesso.

Naturalmente ognuna di queste soluzioni presenta calcoli e proporzioni a sé stanti.

Info

G. e C. A. s.a.s. di Chiani Sandro e dott. Andrea Covini

via Ludovico Muratori 30
20135 Milano

RUI A000012305
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PI 10555900157
PEC gecapec@pec.it

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